Sei fatta di donna: Sibilla

05.12.2019

Sibilla Aleramo di nome faceva Marta. Per tanti il suo nome forse non evoca molto ma alla sua scomparsa Montale scrisse "sopravvissuta a tante tempeste, portava ancora con sé, e imponeva agli altri, quella fermezza, quel senso di dignità ch'erano stati la sua vera forza e il suo segreto". Sibilla aveva provato su di sé le ripercussioni della mentalità castigata dell'epoca, tanto che si trovò costretta a sposare il proprio stupratore. Dopo un periodo di malessere, Sibilla trovò la forza di reagire fuggendo e scrivendo di fatto quello che è considerato il primo libro femminista in Italia, Una donna. In quel libro autobiografico, datato 1907, Sibilla scrisse: «Quasi inavvertitamente il mio pensiero s'era giorno per giorno indugiato un istante di più su questa parola: emancipazione, che ricordavo d'aver sentito pronunciare nell'infanzia, una o due volte, da mio padre seriamente, e poi sempre con derisione da ogni classe di uomini e di donne. Indi avevo paragonato a quelle ribelli la gran parte delle inconsapevoli, delle inerti, delle rassegnate, il tipo di donna plasmato nei secoli dalla soggezione, e di cui io, le mie sorelle, mia madre, tutte le creature femminili da me conosciute, eravamo degli esemplari.» Sono i primi del '900, qualcosina si stava muovendo a favore della inclemente condizione femminile nel Regno d'Italia, benché l'adulterio femminile (quello maschile no) fosse ancora punibile con due anni di galera ed il codice civile fosse improntato sulla supremazia maschile. Dopo la relazione tormentata con Dino Campana, si trova povera ad accettare il sussidio fascista, fino poi a diventare - verso la fine della guerra - fervente compagna ed esponente e attivista dell'Unione Femminile Nazionale.

Sibilla è stato essere umano di tumulto, inarrestabile nel suo non essere inquadrabile, lo scrisse anche lei stessa: «M'ero condotta a considerar di mia iniziativa l'essere umano con un'intensità eccezionale, formandomi con inconsapevoli sforzi un culto dell'umanità non del tutto teorico. Se le condizioni di famiglia m'inducevano ad approfondire il fenomeno delle diseguaglianze sociali, ciò che notavo incidentalmente a scuola e per via mi metteva nell'animo una volontà confusa di azione riparatrice.» E la sua precaria, instabile e densa vita fu all'insegna di ciò.

Rifletté: «Talvolta, al mattino, abbiamo la sensazione nitida d'aver passato una notte densa di sogni e di fantasmi grandiosi, e d'aver vissuto in fuggevoli istanti di dormiveglia una vita profonda; ma non riusciamo a ricostruire le visioni né a rifare i pensieri notturni; e ci accorgiamo poi che ogni nostra nuova azione veramente essenziale non stupisce noi stessi, perché la nostra intima sostanza ne aveva avuto l'avviso».